8 MARZO – FESTA DELLA DONNA

cmimosaonviviale del 10.03.16

Ieri sera, rientrando dalla serata di formazione dei nuovi soci che tra poco entreranno nel club, mentre riassaporavo la serenità e l’entusiasmo dei principi lionistici tanto ben storicamente contestualizzati ed eloquentemente trasmessi da Concetto, ho volto lo sguardo ad un cielo privo di stelle ed ho pensato che, tra le palpebre della notte, avrei potuto scrivere questo discorso, da donna e da Presidente in carica di questo L.C., per la festa della donna: occasione in seno alla quale qs. Associazione si arricchirà, come sapete, di due nuovi Lions.
Ad astra per aspera diceva Seneca 2000 anni fa, ovvero che è solo attraverso le asperità che si raggiungono le stelle; e nel riecheggio dell’espressione, il pensiero è andato alle origini della festa della donna, nella New York del marzo del 1908, ove le operaie dell’industria tessile “Cotton” scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie rimaste prigioniere all’interno dell’immobile morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg,ed è per me impossibile non constatare come la sensibilità della donna possa aver trasformato il ricordo di una tragedia in un momento di coesione che, paradossalmente, si chiama festa
Non molto diversamente da Seneca, Ad augusta per angusta era il motto che il principe Cristiano Ernesto di Brandeburgo1600 utilizzava per incitare i suoi soldati alla conquista, e il mio pensiero è andato dapprima al decreto Bonomi con cui è stato concesso, in Italia, nel 1945, il diritto di voto alle donne che avessero compiuto i 21 anni dì età (seppur con esclusione di alcune categorie di ragazze), e quindi al decreto n°74 del 10 marzo 1946 con cui si riconobbe l’elettorato passivo alle donne che avessero compiuto i 25 anni d’età.
In questa notte senza luna non potrei non soffermarmi a pensare che solo 70 anni fa la donna italiana potè esprimere il proprio diritto di voto dapprima alle elezioni amministrative e quindi a quelle politiche del 02 giugno 1946, e che con il riconoscimento di questo diritto le donne prendevano parte attiva ed ufficiale di quel contesto socio-economico-politico-culturale che per più di un secolo era parso un miraggio, arricchendo la funzione sociale che anatomicamente ci appartiene, donando a quella famiglia allargata che è la nostra collettività la nostra intelligente sensibilità.
Fu nella convention di Taipei del 1987 che venne approvato un emendamento allo statuto internazionale in forza del quale anche le donne, fino ad allora escluse, furono ammesse nell’associazione lionistica.
I movimenti tendenti a far riconoscere ed a concretizzare una reale parità dei sessi in punto di opportunità, tutele, remunerazione ecc, così come i delitti di cui le donne, oggi, sono vittime (il riferimento è allo stalking, ai maltrattamenti, allo sfruttamento della prostituzione ed al femminicidio) sono a tutti noti, ed è per noi Lions doveroso prenderne coscienza per, come dice il nostro codice, intervenire attivamente per migliorare la collettività in cui viviamo.
Ecco quindi il senso del service della Ns. Zona H “le donne danno la vita proteggiamole”, e del Ns. L.C. con la vaccinazione contro il papilloma virus; perchè la tutela della vita di una donna e della sua salute ci consente di arricchire con le caratteristiche emotive, intellettive, introspettive ed affettive che le sono proprie il nostro vivere quotidiano, ci consente di riscoprire il piacere del vezzo e del sogno, ci permette di rimanere soggiogati da questa sapiente capacità – che solo le donne hanno -di sublimare tenacia e sensibilità, vi permette, cari soci, di farne, come ben scriveva il sommo poeta, la musa ispiratrice dei Vs. sonetti

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira

Concludo dicendo che uno “slogan progresso” direbbe “ amate le donne non odiatele”

Laura Bortolamei

Presidente LC di Cittadella

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