Ernest Hemingway e la Grande Guerra

FullSizeRenderRileggiamo la Grande Guerra per conoscere, per capire, per non dimenticare, per continuare a vivere.
Questa chiara espressione può essere considerata l’esergo e nello stesso tempo la premessa, lo svolgimento e la conclusione della serata organizzata dal Lions Club di Cittadella giovedì 23 aprile 2015.
A parlarcene il professor Giandomenico Cortese, scrittore e giornalista.
Ha riflettuto sulla Grande Guerra secondo una lettura antropologica come viene rappresentata dalla letteratura, dalla poesia, dalla pittura, dal cinema ed anche dalla musica e dalla canzone, aiutato in questo dal nostro socio Piero Conz che ha splendidamente interpretato alcune canzoni sulla guerra e le sue tragedie, su storie di vite spezzate, ma anche su amori e speranze.
Ernest Hemingway ha tessuto immagini letterarie e poetiche di grande pregio legate alle sue esperienze maturate in quei pochi mesi tra Schio ed il Piave dove fu ferito, l’8 luglio 1918, mentre trasportava a spalla un ferito. La letteratura ci consegna anche altre riflessioni che il prof. Cortese ha voluto commentare. Fra queste, G.Ungaretti: “Mi sono accoccolato vicino ai miei panni, sudici di guerra, e come un beduino mi sono chinato a ricevere il sole”; A.Zanzotto: “se si realizzasse un libro soltanto con i nomi dei morti non basterebbero 10 mila pagine, senza contare i feriti, i mutilati, gli invalidi e gli impazziti”; Mario Rigoni Stern: “Lo sbigottimento si fa più drammatico quando appare l’altra inquietante visione: dai grovigli di filo spinato pendevano al sole di maggio decine e decine di scheletri e pareva che l’aria li facesse dondolare” ed ancora quando fa riecheggiare la sua vibrazione umana: “ho odiato la guerra, ma non ho mai portato rancore”. Giovi ricordare, diceva, che su circa 4 milioni di soldati che hanno raggiunto il fronte sul monte Grappa definito “monte sacro” e sull’altipiano, almeno 3 milioni sono transitati per la linea ferroviaria Cittadella-Bassano, e molti di loro sono morti come ci testimonia il cimitero austroungarico di Cittadella che conserva 17.644 caduti sul fronte tra cui 10.000 mai identificati.IMG_1666
J.F.Kennedy diceva: “L’umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all’umanità”. Nell’enciclica Pacem in Terris ritroviamo un monito importante: “….La pace non si regge sull’equilibrio degli armamenti, ma sulla vicendevole fiducia e sul disarmo dei cuori”.
Il tormento dei filosofi è se esista una guerra giusta. Purtroppo la storia ci insegna che ogni generazione ricomincia da capo: cogliere il messaggio e la testimonianza della memoria è perciò di fondamentale importanza.

pc

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